Confronto Fondi Pensione e Pensioni Integrative

Cedere ai fondi pensionistici per garantirsi una pensione aggiuntiva rispetto a quella erogata dal sistema previdenziale. Come funziona la normativa: i fondi pensione a confronto.

I fondi pensione a confronto generano solitamente molta confusione. Tuttavia va detto che l’argomento è, di per sé, spinoso. Soprattutto negli ultimi anni, i fondi pensionistici sono sempre più presi in considerazione dai lavoratori, giustamente timorosi di non percepire dall’Inps un reddito pensionistico sufficiente a garantire loro un tenore di vita pari a quello avuto durante gli anni di lavoro esercitati.

Ma cerchiamo di capire insieme in cosa questi consistono e come il confronto tra fondi pensione può tornarci utile.

Fondi Pensione a confronto

I fondi pensione, aperti o chiusi che siano, differiscono dai fondi erogati dagli enti previdenziali obbligatori, poiché aderiscono a una normativa speciale che prevede, a sua volta, un rischio unicamente a carico del richiedente. I fondi pensione, che sono sempre aperti su base volontaria e da lavoratori autonomi o dipendenti, non hanno vincoli di età: chiunque, in un qualsiasi momento della sua vita professionale, può infatti decidere di optare per questa soluzione.

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La somma totale delle prestazioni, di conseguenza, dipenderà unicamente dall’ammontare dei contributi versati dal richiedente dalla data di attivazione del fondo e dal conseguente rendimento del patrimonio.

Questa è, per sommi capi, la visione generica ma sarebbe bene confrontare le varie soluzioni e informarsi prima di compiere qualsiasi tipo di scelta. Infatti solo un oculato confronto tra pensioni integrative può portare il richiedente a optare per la migliore soluzione.

Per quanto riguarda, invece, l’informazione oltre alle nozioni di base inerenti le pensioni integrative a confronto, è bene sapere quali sono le fonti di finanziamento dei vari fondi per capire a che categoria si appartiene e a quali oneri e oneri si va incontro.

Quali sono le fonti di finanziamento dei fondi pensionistici

Le fonti di finanziamento dei fondi pensione sono diverse in base alla tipologia di lavoratore richiedente. Nel caso di lavoratori dipendenti, tali fonti contributive sono sintomatiche della contribuzione versata dal lavoratore, della contribuzione versata dal datore di lavoro e dal TFR.

Invece, nel caso di lavoratori autonomi, le fonti contributive sono unicamente versate dal contributo dell’aderente.

Per incrementare il numero di aderenti ai fondi pensionistici la normativa prevede forme di tassazione agevolate che, a loro volta, rendono il versamento del TFR al fondo esente da tasse, la contribuzione del richiedente esente dal reddito e quella del datore di lavoro determinante per l’ammontare massimo deducibile. Tale deducibilità è applicabile, tuttavia, sino al limite massimo di 5.164,57€.

In caso di ripensamento è possibile ottenere un riscatto, totale o parziale, dei fondi pensionistici ma solo sulla base di determinate condizioni. Vediamo quali, sulla scorta del D. Lgs. n. 252/2005:

Cosa fare se si vuole recedere dal versamento sul fondo pensione

In caso di licenziamento o dimissioni, l’importo sino a quel momento versato, può essere trasferito su altri fondi pensione o riscattato. In caso di inoccupazione superiore ai 12 mesi, il richiedente può riscattare il capitale investito del 50%. Invece, nel caso di inoccupazione superiore ai 48 mesi, il riscatto è al 100% possibile. Infine, anche in caso di decesso o invalidità permanente, è previsto il riscatto totale del capitale investito nel fondo pensionistico scelto.