Pensione Integrativa, Quanto Conviene Versare

Capire le logiche e le norme dei fondi pensionistici complementari è, di per sé, una forma di tutela. Una volta fatto questo passo difficilmente si torna indietro. Per non sbagliare, informati: solo così capirai la tua pensione integrativa e quanto versare.

Sicuramente avrai sentito parlare dei fondi pensionistici complementari e, se non sei completamente incosciente, ti sarai chiesto quando ha senso aprirne uno o come farlo, perlomeno, nella maniera più sicura possibile. Una delle domande più frequenti tra gli italiani, non a caso, è proprio questa: pensione integrativa, quanto versare?

Quanto versare per la pensione integrativa

Non esistono regole assolute che ti permetteranno di godere pienamente di tutti i vantaggi che i fondi pensione offrono ma, attraverso l’informazione e la riflessione, sarai sicuramente portato a fare scelte più oculate. Non ti stiamo dicendo nulla di nuovo? Attendi e scoprirai qualcosa che, forse, prima non sapevi.

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Due tipologie di fondi pensionistici complementari

Lo scopo di un fondo pensione integrativo è abbastanza noto a chiunque: aprirlo significa provare a tutelarsi e a garantire a se stessi un tenore di vita pari a quello che si ha già, prima dell’età pensionabile. Tuttavia scegliere, tra le varie soluzioni possibili, non è affatto facile ma esse sono differenti tra loro e ti consentono, una volta analizzate, di sapere in cosa consiste la tua pensione integrativa e quanto devi versare per garantirti il tenore di vita che desideri dopo aver lavorato tutta la vita.

Il fondo complementare può essere, infatti, di due tipi: aperto o chiuso.

Il fondo complementare aperto (FPA) si distingue dal fondo chiuso (FPC) poiché prevede l’intermediazione di tra banche o società assicurative. Il fondo complementare chiuso, al contrario, viene istituito tramite specifici accordi collettivi o aziendali, governati da sindacati. Non tutti i lavoratori possono avere accesso a questa particolare tipologia di fondo: pertanto informati bene sulle tue possibilità e chiediti, prima ancora di valutare una soluzione, se puoi sostenere le spese e gli oneri che l’apertura di un fondo comporta.

Per esempio se non hai entrate fisse o un flusso di cassa ampio, non ha senso fare anche questa spesa: un comune conto in banca, che funga da deposito per i tuoi risparmi, può tutelarti con un impatto meno invasivo e soprattutto senza vincolarti troppo.

I fondi pensionistici complementari, infatti, sono soggetti a una normativa particolare e, completamente privi di un’assicurazione, risentono fortemente dell’andamento del mercato. Sei, quindi, davvero sicuro che sia la soluzione migliore per te?

Infine, ma non per importanza, ricorda che documentarsi in Italia non è affatto semplice: per quanto negli ultimi tempi sembra esserci stato un vero e proprio boom di gente pronta ad aprire fondi pensionistici complementari, vige ancora molta ignoranza in materia.

Non aspettarti assolutamente le stesse garanzie che il sistema previdenziale italiano offre: i fondi privati sono maggiormente rischiosi e prevedono una tassazione, in fase di erogazione dei risparmi, aggiuntiva. Specificamente si parla del 15% sull’aliquota che può diminuire dello 0,3% ogni anno, a partire dal quindicesimo, senza mai abbassarsi sotto il 9%.