Previdenza Complementare: Quale Scegliere

Cosa sono i fondi pensione complementare e come sceglierli? Se anche tu temi, dopo anni di onorato servizio, di non percepire una fonte di reddito che ti consenta di continuare ad avere il tenore di vita a cui sei abituato, continua a leggere e scoprirai cosa sia la previdenza complementare e capirai se vale la pena valutare l’apertura di un fondo pensionistico aggiuntivo.

La previdenza complementare, va detto, non è ben compresa da tutti: diversamente da quanto accade all’estero vi è, infatti, in Italia ancora molta diffidenza nei confronti di questa forma di previdenza integrativa.

Cosa sono i fondi pensione complementare

Facciamo chiarezza e partiamo dalla definizione. La previdenza è la necessità che tutti dovremmo avere di tutelarci per il futuro. Dal momento che, tuttavia, le nostre pensioni saranno irrisorie o inesistenti, è necessario iniziare a pensare come nel resto del mondo a delle soluzioni alternative.

I fondi pensione previdenziali servono a questo e altro non sono che singolari fondi di investimento con un sistema previdenziale a capitalizzazione che comporta il versamento di denaro da parte del richiedente durante gli anni di lavoro.

Parliamo di veri e propri risparmi che potranno essere accumulati nel corso del tempo e trasformati, una volta raggiunta l’età pensionabile, in rendita pensionistica.

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Chi può aprire un fondo pensione

Chiunque può aprire un fondo pensionistico complementare: indipendentemente dall’età, sia i lavoratori autonomi sia i lavoratori dipendenti possono optare per questa soluzione che, nonostante la tipica diffidenza italiana, negli ultimi anni ha riscosso un certo successo. Tuttavia, prima di compiere questa scelta è bene conoscere la normativa, la tassazione applicata e le fasi di cui i fondi pensione complementare constano.

Le fasi e le leggi vigenti del fondo pensionistico

Aprire il fondo pensione complementare è solo il primo passo che deve fare chi voglia investire i propri risparmi in questo speciale sistema previdenziale. Dopo averlo aperto, infatti, è fondamentale versare a cadenza regolare dei risparmi che nel tempo, naturalmente, si accumuleranno, secondo il principio della nota capitalizzazione individuale. Solo in ultima istanza i contributi potranno essere erogati secondo le leggi vigenti.

Ma attenzione. I fondi pensione complementari pagano le prestazioni in modi diversi: sotto forma di pensione, di capitale o in forma mista (pensione + capitale). Inoltre i contributi versati, una volta ritirati, saranno soggetti a un’aliquota del 15% che, dopo il quindicesimo anno dall’apertura del fondo, può diminuire dello 0,3%  ma non può mai abbassarsi oltre il 9%.

Quindi ora si è portati a chiedersi: fino a che punto si può parlare di previdenza integrativa? Ma, soprattutto, ha senso definirla previdenza pensionistica anche se mai avremo una pensione? Non sarebbe più corretto chiamare le cose per nome e rivolgersi a queste soluzioni, definendole forme pensionistiche complementari?